Il cappello rubacervello

Saturday, December 22. 2007



C’era una volta, in un paese lontano, un piccolo villaggio. Nel villaggio la vita scorreva tranquilla: i vecchi fumavano la pipa davanti al bar, le signore sfornavano biscotti profumati, il meccanico riparava le automobili, il lattaio consegnava il latte, le ragazze si provavano i vestiti davanti allo specchio, i bambini correvano e giocavano all’aperto e un sindaco buono e saggio vegliava sulla pace di tutti.
Martino il sindaco non prendeva una decisione se prima non aveva ascoltato il parere dei suoi concittadini, tutti partecipavano alle discussioni e insieme si trovava sempre la soluzione migliore; in questo modo nessuno era mai scontento e nel villaggio regnavano da molto tempo la serenità e la pace.
Vicino al villaggio sorgeva un fitto bosco dove i bambini giocavano dalla mattina alla sera, soprattutto d’estate. Potevano arrampicarsi sugli alberi, costruire rifugi, raccogliere i lamponi e i mirtilli, correre, saltare e urlare a squarciagola, il bosco d’estate era fresco e con i loro schiamazzi non disturbavano nessuno.
Milo ed Amelia erano molto amici e adoravano il bosco, insieme agli altri bambini del paese avevano costruito una capanna vicino al ruscello, dove si incontravano ogni giorno. Nella capanna avevano sistemato in un angolo le loro cose: una palla, una corda, una coperta, fogli, libri, pennarelli, biglie, mollette, bottoni, una pentola, una scopa…con cui tutti i giorni si inventavano un nuovo gioco.
Un bel giorno, Augusto, il meccanico del villaggio, si alzò di buonora, si vestì elegante, ordinò alla moglie di lucidargli le sue scarpe più belle e scese a mettere in moto il suo fuoristrada. Sfrecciando a tutto gas per le strade del paese raggiunse la piazza principale e si fermò.


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La gara dei bambini

Saturday, December 22. 2007



Esiste a questo mondo una collina misteriosa, avvolta da una nebbia fittissima e invisibile agli uomini. Tutti hanno giocato sui suoi fianchi in un tempo lontanissimo, ma nessuno ne ricorda la strada, nessuno rammenta dove si trovi e come sia possibile raggiungerla; la maggior parte di noi non si ricorda nemmeno della sua esistenza. Su questa magica collina non esistono la notte, il giorno e le stagioni ed è qui che i bambini vivono prima di venire al mondo.


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Definizioni

Saturday, November 25. 2006



La Scipioni faceva parte di quella categoria di persone capaci di regalare, senza rendersene conto, un minuto piacevole e il suo ricordo.
La signora Scipioni era bionda ed era stata dotata di tutto fuorché di cervello, che non è poco: molto bella, molto elegante, aveva un sublime senso dell?estetica, delle belle mani e un bel tratto. Si dice di lei che impugnasse il gesso come nessun altro insegnante d?arte del liceo: sapeva farlo galleggiare tra le dita come se non vi esercitasse nessuna pressione, mentre lui captava e riproduceva direttamente le vibrazioni della sua anima stampandole sulla lavagna. S?intendevano come due amanti lei e il gesso, danzavano con tale leggiadria sul palcoscenico nero da lasciare tutti a bocca aperta davanti a figure piane molto semplici che sembravano prendere vita sullo sfondo. Peccato aver potuto assistere di rado al miracolo.
Aveva anche una bella voce, una bella risata, una bellissima convinzione di avere capacità sensitive, una bella famiglia: suo marito era «un incrocio tra Harrison Ford e Sean Conery» lo diceva guardando il cielo e muovendo una mano nell?aria come a volergli disegnare un cappello; ma la nostra preferita era «mio marito, quando esce dalla doccia, sembra proprio un bronzo di Riace!»
All?epoca lavoravo nella gelateria più scadente della riviera, sul viale più bello della città, passavo gran parte dell?orario di lavoro a sentirmi in colpa verso gli sprovveduti clienti che ancora ci cascavano.
Un maggiolone color panna apparve all'orizzonte, surfò a destra e poi a sinistra sull?asfalto, dopo un altro paio di volteggi puntò la fioriera oltre la vetrata del locale con la seria intenzione di mangiarsela, ma si fermò appena in tempo.


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Geometri ubriachi e differenze strutturali

Monday, November 6. 2006


Io del resto non sapevo far altro che scrivere. E non potevo che scrivere racconti, su di noi, che avessero un inizio e una fine, e così sono andate le cose.


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Ho avuto fortuna perchè ho saputo tirare bene i miei dadi

Wednesday, August 9. 2006


- Loro sono con me.
Il padre di Jo ci aspetta all?ingresso, mi stringe la mano per salutare guardando attraverso, oltre la mia testa, ripete ad ognuno il suo nome senza ascoltare i nostri e ci accompagna dentro, per i corridoi tutti lo salutano e lui non saluta nessuno, ma io so molte cose su di lui, Jo mi ha raccontato che ha perso tutto più di una volta.
Damijana è una spilungona che si asciuga il naso con uno scottex da cucina mentre inserisce i nostri dati anagrafici nel computer, Damijana, nel suo tailleur blu e scarpe da poco sembra una hostess della Ryan air, una Jackie Brown austroungarica, una Jackie White pronta a scappare con un giocatore fortunato una notte più fortunata delle altre.




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